Quest'opera, al momento della sua pubblicazione e in occasione, poi, della seconda edizione modificata, aveva di fronte a se' un destino incredibile. Avrebbe segnato il secolo Ventesimo come nessun'altra opera teoretica aveva mai fatto prima nella storia. Eppure gli intenti dell'autore erano ben diversi dagli usi e dalle interpretazioni che del libro i lettori piu' noti - in primis, Adolf Hitler - ne avrebbero estrapolato.
Il matematico Oswald Spengler, interessato a questioni filosofiche e pure storiche, si preoccupa di indagare la storia per delucidarne i meccanismi che promuovono l´evoluzione. Secondo egli, ogni cambiamento e pure ogni singolo evento storico di portata rilevante puo' essere spiegato tramite leggi matematiche. Secondo l'autore, la chiave di comprensione della storia e' l'analogia. Ossia, riconoscendo le analogie e' pure possibile comprendere l'evoluzione di eventi analoghi che gia' si sono verificati in altri tempi e altri luoghi.
Con cio', dopo una ricchissima analisi che brilla d'originalita', l'autore si concede pure delle previsioni circa il corso che la Storia avrebbe assunto nel futuro avvenire.
Tali previsioni parlano di decadenza, di degrado sociale, culturale e politico. Di Tramonto, appunto. Percio' Spengler auspica l'intervento di una figura carismatica, una figura cesarea, che ponga un limite al degrado inarrestabile della marciscente democrazia liberale borghese, e ristabilisca una societa' finalmente giusta e contrassegnata da valori morali positivi.
Mussolini apprezzo' molto quest'opera, vedendovi una legittimazione teoretica del proprio potere autarchico. Anche Hitler la lesse, ma vi vide qualcos'altro. Oltre al trovarvi la legittimazione per la propria spregiudicata politica, Hitler vi vide la necessita' piu' immediata dell'attuare una politica di guerra totalitaria, per combattere quel che Spengler aveva pronosticato, senza certamente la coscienza di quel che il suo pronostico avrebbe suscitato in lettori troppo zelanti. Spengler qui aveva infatti teorizzato l'avvenire futuro come caratterizzato dal dialogo bipolare di due sole forze imperialistiche egemoni, l'America e la Russia. Secondo Spengler, queste due potenze avrebbero annullato l'Europa che vi stava di mezzo, e che era incapace di attuare una resistenza, indebolita nei propri valori liberali e sostanzialmente passivi che ne avevano influenzato lo sviluppo e infine il lassismo che anticipa proprio la decomposizione.
Hitler fondo' la propria politica, l'idea di una "mobilitazione totale" come reazione alla sciagura immane che, si pensava, si sarebbe presto abbattuta sull'impotente e democratica Germania. Il totalitarismo hitleriano divenne la conseguente impostazione di fronte alla minaccia che nelle pagine dell'opera spengleriana trovava forma.
Adesso ci domandiamo: tale minaccia avrebbe trovato altrimenti forma, nel reale corso degli eventi storici, senza l'opera che ne aveva "pronosticato" (in realta', favorendone ampiamente la realizzazione) o la Germania avrebbe potuto conoscere altro destino, senza il clima di fervente entusiasmo e attivismo politico che tale opera suscito'?
Marzio Valdambrini